Fermare la produzione delle bombe e impedire l’espansione della fabbrica di RWM in Sardegna è più urgente che mai! Questo stabilimento si appresta a potenziare le sue forniture di ordigni micidiali, anche verso paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi che li utilizzano nei bombardamenti indiscriminati sullo Yemen. La campagna Stop RWM deve sostenere spese molto ingenti, sia per una serie di ricorsi amministrativi, finalizzati a bloccare l’espansione della fabbrica, sia per provvedere alla difesa legale degli attivisti. Per proseguire questa lotta abbiamo bisogno del sostegno di tutti.

POTETE CONTRIBUIRE ALLE SPESE LEGALI CON UN VERSAMENTO ALL’IBAN:

IT86 F076 0104 8000 0003 3854 282

CONTO INTESTATO A: ITALIA NOSTRA ONLUS SEZ. DI SANT’ANTIOCO

CAUSALE: EROGAZIONE LIBERALE FINALIZZATA SPESE LEGALI PER L’OPPOSIZIONE ALL’AMPLIAMENTO FABBRICA RWM ITALIA

OPPURE PARTECIPANDO AL CROWDFUNDING:

STOP RWM – Fermiamo la fabbrica di bombe in Sardegna

SULLA PIATTAFORMA BuonaCausa.org

La campagna contro la produzione di bombe dell’azienda RWM ha ripreso vigore nel 2015, quando un’inchiesta giornalistica ha mostrato come bombe per aereo utilizzate per distruggere abitazioni civili in Yemen fossero state prodotte proprio dalla fabbrica RWM in Sardegna (nei comuni Domusnovas e Iglesias): sugli ordigni era stampigliato il codice identificativo dell’azienda. La società RWM, che ha preso il controllo stabilimento di Domusnovas-Iglesias nel 2010, è di proprietà della multinazionale degli armamenti Rheinmetall, con sede in Germania; i contratti più importanti, con importi di centinaia di milioni di euro, riguardano proprio la fornitura di bombe per aereo all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, attualmente impegnati in una sanguinosa guerra nello Yemen.

Ampliamento della fabbrica
Se inizialmente la lotta è stata impostata per ottenere la chiusura e la riconversione della fabbrica delle bombe di Domusnovas/Iglesias, oggi ci si ritrova, purtroppo, a dovere combattere perché questa impresa non si espanda esponenzialmente su tutto il territorio circostante. La fabbrica RWM è infatti in fase di rapida espansione: a partire dal 2018 ha avviato un imponente piano di investimento, ampliamento degli impianti e potenziamento dell’attività produttiva di ordigni devastanti. Il piano è stato frazionato in numerosi progetti diversi (circa 20), tutti presentati con procedura semplificata e approvati dai comuni di Domusnovas e Iglesias. Il comune di Iglesias ha approvato anche alcuni progetti estremamente rilevanti come il raddoppio delle linee di produzione, con l’obiettivo di triplicare il volume degli ordigni prodotti (realizzazione dei “Nuovi Reparti R200 ed R210”, approvazione del 9 novembre 2018), e il nuovo poligono per test esplosivi (realizzazione del “Campo Prove R 140”, approvazione dell’8 luglio 2019). Si tratta di decisioni sciagurate alle quali è necessario opporsi con ogni mezzo. I provvedimenti sono stati inoltre adottati in modo palesemente illegittimo, ricorrendo a forzature e atti arbitrari che hanno favorito in modo scandaloso l’azienda che li ha proposti. Il tutto con la colpevole acquiescenza dei poteri pubblici (politici e amministrativi) che hanno omesso di esercitare i dovuti controlli a tutela della sicurezza, della salute della popolazione e dell’ambiente.

Ricorsi amministrativi
Tra le diverse strategie per bloccare questo mostruoso piano di potenziamento della produzione bellica di RWM, è stato quindi possibile e doveroso presentare diversi ricorsi amministrativi (disponibili alla sezione “Documenti”), sottoscritti da diverse associazioni ambientaliste, pacifiste, sindacali e culturali, tra cui Italia Nostra che è titolare del conto corrente utilizzato per la raccolta fondi, riportato qua sopra.
Il primo dei ricorsi presentati, depositato a gennaio 2019, è stato respinto dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) a luglio 2020, sulla base di considerazioni errate e parziali, ci troviamo quindi nella necessità di ribadire le nostre ragioni impugnando la sentenza al Consiglio di Stato. La giustizia amministrativa è onerosa, la presentazione dei ricorsi comporta notevoli spese vive già all’atto del deposito, cui si devono aggiungere i compensi per gli avvocati; lo sforzo finanziario quindi è notevole ed è stato sino ad oggi sostenuto facendo ricorso a libere sottoscrizioni.

A che punto siamo
Il governo italiano, a luglio 2019, ha sospeso per 18 mesi le licenze di esportazione delle bombe RWM verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, la moratoria scade alla fine di dicembre 2020. Alla sospensione RWM ha reagito in modo apparentemente contraddittorio: da un lato ha denunciato un grave stato di crisi (benché i suoi profitti e fatturati siano ulteriormente aumentati nel 2019) e ad agosto 2020 ha posto in cassa integrazione una parte dei dipendenti; d’altro lato ha portato avanti con grande energia i suoi piani, lavorando senza interruzione ai cantieri e ai progetti di espansione, anche in periodo di emergenza dovuta alla pandemia di covid, tanto che i lavori appaiono ormai prossimi alla conclusione (vedi la documentazione fotografica). Temiamo fortemente che all’inizio del 2021 la moratoria per l’esportazione delle bombe RWM verso paesi in guerra possa venir meno e che l’azienda possa riprendere a pieno ritmo la sua mortifera attività, moltiplicando il volume degli ordigni prodotti grazie all’utilizzo delle nuove strutture, ormai quasi pronte. Perché non si realizzi questo scenario da incubo dobbiamo opporci ora con tutte le nostre energie.

Perché le autorizzazioni

all’ampliamento della RWM di Domusnovas/Iglesias

sono ILLEGITTIME?

Nei vari ricorsi contro l’ampliamento della fabbrica RWM di Domusnovas/Iglesias vengono ampiamente illustrate le numerose ragioni per cui le autorizzazioni edilizie concesse dal comune di Iglesias risultano illegittime (tutti i ricorsi sono reperibili alla sezione Documenti).

Purtroppo il TAR Sardegna, nel luglio 2020, discutendo il primo dei ricorsi presentati, lo ha respinto utilizzando argomentazioni scorrette, spesso senza entrare nel merito delle contestazioni o fraintendendone il contenuto (il cui testo è reperibile alla sezione Documenti).

Per queste e per altre ragioni la sentenza del TAR Sardegna emessa a luglio 2020 è inaccettabile, ed è necessario contestarla con un appello al Consiglio di Stato.

Di seguito si illustrano in modo sintetico le principali contestazioni (testo in rosso)da noi mosse, e si riportano i motivi per cui il TAR le ha respinte (testo in azzurro), a luglio 2020. A seguire le nostre osservazioni in merito, ad evidenziare gli elementi incoerenti e assurdi di una sentenza così sfacciatamente favorevole a RWM .

A) VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE (V.I.A.)

Le licenze edilizie sono state rilasciate senza che venisse fatta una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), obbligatoria in caso di industrie chimiche che producono esplosivi. Tale valutazione è oltretutto necessaria per la grande vicinanza di una zona naturalistica protetta (SIC Marganai – Monte Linas).

Durante il procedimento si è potuto accertare che la RWM produce nel suo stabilimento di Domusnovas/Iglesias alcuni esplosivi di tipo PBX, per i quali ha ottenuto specifiche licenze da parte del Ministero dell’Interno, e che nel processo produttivo è implicato almeno un processo di trasformazione chimica.

Ciò nonostante il TAR Sardegna ha ritenuto che lo stabilimento RWM non debba essere considerato un’industria chimica che produce esplosivi, e che quindi possa essere esonerato dalla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), in quanto: “l’unica reazione chimica che interviene non è funzionale all’attività di produzione”.

La reazione di cui parla la sentenza riguarda la polimerizzazione della matrice plastica destinata a inglobare l’esplosivo, che avviene nel corso del processo produttivo e, a detta dell’azienda stessa, rende l’esplosivo più sicuro e meno sensibile agli inneschi accidentali.
Dunque, malgrado la formula ambigua utilizzata dal TAR nella sentenza, l’impianto RWM di Domusnovas/Iglesias deve essere considerato un’industria chimica che produce esplosivi e deve essere obbligatoriamente sottoposto a VIA.

B) FRAZIONAMENTO DEL PIANO DI AMPLIAMENTO

Il piano complessivo è stato frazionato in tanti interventi minori (oltre 20), presentati in maniera indipendente e scorrelata, per semplificare in maniera illegittima le procedure di autorizzazione ed eludere i controlli.

Il TAR Sardegna ha ritenuto che la procedura di “spezzettamento” del piano di ampliamento debba essere considerata legittima perché l’impianto RWM di Domusnovas/Iglesias non deve essere considerato un’industria chimica che produce esplosivi (sic!), sempre sulla base delle considerazioni presentate al punto precedente.

L’argomentazione è incoerente: le procedure di “spezzettamento” degli interventi edilizi sono illegittime, a prescindere dalla tipologia delle costruzioni che si vanno ad autorizzare (abitative, commerciali, turistiche, industriali, etc.), come lo stesso TAR Sardegna ha riconosciuto in precedenti sentenze.

Il fatto che la RWM di Domusnovas/Iglesias venga considerata o meno una “industria chimica che produce esplosivi” non ha nulla a che fare con lo “spezzettamento” del piano di ampliamento; il frazionamento del piano in molteplici richieste di autorizzazione edilizia, presentate in modo scorrelato e semplificato, resta comunque una procedura illegittima.

C) TRASPARENZA DELLE PROCEDURE

Le autorità comunali hanno impedito alla popolazione, in forma sia individuale che associativa, di conoscere gli atti e di partecipare al procedimento decisionale.

Il TAR Sardegna ha respinto questa contestazione, limitandosi a precisare che la normativa regionale consente di partecipare ai lavori della conferenza di servizi, deputata ad autorizzare le opere, unicamente ai soggetti coinvolti e all’interessato.

La sentenza ignora però il fatto che è stato impedito ai ricorrenti, in quanto soggetti portatori di interessi diffusi e pubblici, di prendere visione degli atti del procedimento e di presentare osservazioni e memorie scritte, cosa che invece deve essere consentita sulla base della normativa sugli accessi agli atti pubblici e la trasparenza (legge 241/90). La sentenza avalla così il fatto inaccettabile che gli atti relativi all’ampliamento della fabbrica siano stati resi inaccessibili e di fatto secretati, impedendo così che possano essere rilevate e contestate eventuali irregolarità e abusi.

D) AREA PRIVA DI DESTINAZIONE URBANISTICA

L’area designata per l’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas/Iglesias non ha una destinazione urbanistica di tipo industriale. Non è possibile quindi autorizzarvi la costruzione di impianti industriali senza che il Consiglio Comunale approvi una variante allo strumento urbanistico – da sottoporre a VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

La sentenza del TAR non entra nel merito della contestazione e si limita a rilevare che anche nelle zone prive di destinazione urbanistica è consentita la costruzione di edifici con un volume pari a 3 metri cubi per ogni 100 metri quadri di superficie della proprietà.

La contestazione non riguardava però l’entità delle volumetrie da realizzare, ma il cambio di destinazione d’uso, che di fatto trasforma un’area agricola e boschiva (il Piano Paesaggistico Regionale la classifica come un’area boschiva) in area industriale, senza un pronunciamento del Consiglio Comunale e senza che vi siano i presupposti.

E) PIANO DI SICUREZZA ESTERNO (P.E.E.)

Lo stabilimento RWM di Domusnovas/Iglesias non è dotato di un adeguato piano di sicurezza, obbligatorio per impianti “a rischio di incidente rilevante” come è, ovviamente, una fabbrica di bombe.

Non è possibile autorizzare progetti per l’ampliamento di un impianto ad alto rischio per il quale non sono state adottate adeguate misure di sicurezza, neppure nella sua attuale configurazione. Per lo stabilimento RWM infatti è ancora in vigore un piano di sicurezza per le aree esterne (PEE) vecchio di 9 anni (risale al 2012 e siamo ormai nel 2021!), redatto sulla base di una produzione prevalente di esplosivi per uso civile, cessata del tutto alla fine del 2012. Le norme di sicurezza prevedono che il PEE debba essere obbligatoriamente revisionato ogni volta che avvengono variazioni nel processo produttivo (come il passaggio da una produzione per uso civile ad una esclusivamente militare) e, in ogni caso, almeno una volta ogni tre anni.

Il piano di sicurezza della fabbrica quindi è del tutto inadeguato e illegale, già nella sua versione attuale, anche senza considerare gli ampliamenti in atto.

Nella sentenza il TAR travisa completamente questa contestazione, limitandosi a specificare come l’azienda abbia comunicato correttamente le sue intenzioni di ampliare lo stabilimento di Domusnovas/Iglesias, e che i piani di sicurezza dovranno poi essere adeguati una volta che i nuovi impianti verranno realizzati ed entreranno in funzione.

La contestazione non riguardava però la sicurezza dei nuovi impianti, ma l’assoluta inadeguatezza dei piani di sicurezza degli impianti esistenti, nel loro stato attuale, prima di qualunque ampliamento.

Per queste e per altre ragioni la sentenza del TAR della Sardegna emessa a luglio 2020 è inaccettabile, ed è necessario contestarla con un appello al Consiglio di Stato.

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